Il ‘ghiribizzo’ di Luca della Robbia

La prima opera documentata con l’utilizzo della terracotta invetriata su una struttura marmorea

Ultimo aggiornamento:18/05/2017 17:45:27

Passa da Santa Maria Nuova il ‘ghiribizzo’ di vasariana memoria per il quale Luca della Robbia verrà celebrato dai suoi contemporanei con l’appellativo di ‘inventore’. Una felice intuizione, un’idea bizzarra e geniale, una miscela esplosiva di ingegno tecnico e sapienza artigiana che ha permesso la creazione di un’ “arte nuova, utile e bellissima”, che copre un arco di tempo di circa un secolo e tre generazioni di artisti: da Luca al nipote Andrea fino al figlio di questi, Giovanni della Robbia.  

Non si trattò, in verità, del frutto di un’indole eccentrica, stravagante, irrequieta, ma del risultato di un esercizio continuo dell’arte, come puntualmente annotò il Vasari:

“[…] egli si diede di maniera alla scultura, che mai faceva altro che tutto il giorno scarpellare e la notte disegnare. E ciò fece con tanto studio, che molte volte sentendosi di notte agghiadare i piedi, per non partirsi dal disegno, si mise, per riscaldarli, a tenerli in una cesta di bruscioli, cioè di quelle piallature che i legnaioli levano dall’asse quando con la pialla le lavorano”.  

Fra l’agosto del 1441 e la primavera del 1442 Luca della Robbia, con casa in affitto di fronte allo Spedale, realizza per la cappella maggiore della chiesa di S.Egidio (cappella di San Luca) il Tabernacolo del Sacramento  (oggi in Santa Maria  a Peretola), la prima opera documentata con l’utilizzo della terracotta invetriata su una struttura marmorea in stile brunelleschiano. Nel timpano alla sommità prende posto il Padre Eterno benedicente, più sotto è raffigurato il Cristo sorretto da un angelo e compianto da Maria e Giovanni. Al centro due angeli sorreggono una ghirlanda intorno ad un rilievo in bronzo dorato con la Colomba dello Spirito Santo. In basso è una cornice maiolicata floreale con al centro la stampella (l’emblema dello Spedale). Nell’architrave sono tre cherubini alati intervallati con festoni vegetali in terra invetriata come il fondo azzurro della lunetta con la Pietà.

Si trattò della prima di tutta una serie di commissioni di invetriati che coinvolsero nei decenni successivi gli altri componenti della ‘premiata ditta dei della Robbia’: Andrea e Giovanni della Robbia fino ai due Buglioni, Benedetto e Santi che firmò, su richiesta dell’influente spedalingo Leonardo Buonafede, lo scintillante fregio con le Opere di Misericordia che corre, con sequenza filmica, sul prospetto dello Spedale del Ceppo a Pistoia.

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